E anche stavolta il SEO non è morto

E anche stavolta il SEO non è morto

Tabella dei Contenuti

Ogni anno, puntuale come il tormentone estivo, arriva qualcuno a proclamare la morte del SEO. E ogni anno, altrettanto puntualmente, il SEO si alza dalla bara, si spolvera il vestito buono e continua a fare il suo lavoro. Solo che nel 2026, quel lavoro è cambiato parecchio.

Il problema non è che il SEO sia morto. Il problema è che molti continuano a cercare il paziente nel reparto sbagliato dell’ospedale.

DOVE CERCANO DAVVERO LE PERSONE

Ti racconto una cosa che probabilmente sai già, ma che fa comodo ignorare perché complica la vita: i tuoi potenziali clienti non cercano più informazioni come facevano due anni fa.

Oggi le decisioni di acquisto si prendono in posti che fino a ieri consideravamo territorio di svago. Un commento su TikTok. Un thread su Reddit alle tre di notte. Una risposta di ChatGPT. Le recensioni su Amazon. Un video YouTube di qualcuno che smonta il prodotto pezzo per pezzo.

E il bello è che i numeri lo confermano in modo impietoso. Google sta lentamente ma inesorabilmente perdendo terreno in favore delle AI. Il traffico si distribuisce su Instagram, TikTok, Amazon, Reddit, YouTube e compagnia bella. E il 51% della Gen Z preferisce TikTok a Google come motore di ricerca, e oltre il 40% dei giovani usa TikTok o Instagram invece di Google per cercare prodotti e recensioni

Ora, se la tua strategia di visibilità online si limita a ottimizzare per Google, stai sostanzialmente ignorando le tendenze di ricerca del mercato.

LA SEARCH EVERYWHERE OPTIMIZATION

C’è un nome per questa nuova realtà, e suona esattamente come ti aspetteresti da un settore che adora gli acronimi: SEO : Search Everywhere Optimization. In pratica significa quello che dice: ottimizzare la tua presenza ovunque le persone cerchino informazioni e prendano decisioni.

Sì ai SEO piace stampare molti biglietti da visita e odiano sprecare carta.

Google resta importante, processa ancora miliardi di ricerche al giorno e il traffico organico continua a generare il 53% delle visite ai siti web. Ma si tratta di capire che Google non è più l’unico campo di gioco.

YouTube da solo gestisce oltre 3 miliardi di ricerche al mese ed è il secondo motore di ricerca al mondo. TikTok è diventato il punto di partenza per le ricerche di una generazione intera. Amazon è dove inizia quasi la metà delle ricerche di prodotti.

IL PROBLEMA DEL COPIA-INCOLLA

Qui arriva la parte scomoda. Non puoi prendere la tua strategia SEO per Google, copiarla e incollarla su TikTok sperando che funzioni. Ogni piattaforma ha il suo codice di decisione, le sue regole non scritte, il suo algoritmo con le sue preferenze.

Su Google vince chi risponde meglio alla domanda. Su TikTok vince chi intrattiene mentre informa. Su Amazon vincono le recensioni e le keyword nel titolo. Su YouTube vince chi tiene le persone incollate allo schermo abbastanza a lungo.

Questo significa che serve una strategia specifica per ogni piattaforma? Sì. Questo significa più lavoro? Anche. Ma significa anche che chi inizia prima a muoversi su questi territori ha un vantaggio competitivo enorme su chi continua a guardare solo le posizioni su Google.

DALLA VISIBILITA ALLA VALIDAZIONE

C’è un ultimo concetto che vale la pena di affrontare, ed è forse il più importante. Nel 2026, la semplice visibilità non basta più. Puoi apparire in prima pagina su Google, ma se quando qualcuno cerca il tuo nome su YouTube trova il vuoto, o peggio trova un concorrente che parla male di te, hai un problema.

Quello che serve oggi si chiama validazione. Non basta essere visti, bisogna essere menzionati. Essere parte della conversazione. Avere una presenza strategica su più piattaforme che si rinforzano a vicenda.

Quando qualcuno cerca la tua azienda o il tuo prodotto su Google e trova il tuo sito, poi va su YouTube a cercare una recensione e trova un video, poi controlla su trustpilot e trova persone che ne parlano bene, quella è validazione. È la versione digitale del passaparola, distribuita su più canali.

E QUINDI STO SEO?

Il SEO non è morto. Si è evoluto. È diventato qualcosa di più ampio e complesso che richiede di pensare oltre Google, oltre il proprio sito web, oltre le metriche tradizionali.

La buona notizia è che la maggior parte delle aziende è ancora ferma a ottimizzare solo per Google. Questo significa che c’è spazio per chi decide di muoversi. La cattiva notizia è che quel vantaggio non durerà per sempre.

Come sempre nel marketing digitale, la domanda non è se le cose cambieranno, ma quanto velocemente riuscirai ad adattarti prima che lo facciano tutti gli altri.

Ti è piaciuto questo articolo?

Condividilo! ↓

Iscriviti alla mia Newsletter

Compila il modulo con nome (il tuo) ed email (indovina? la tua) per ricevere email su eventuali aggiornamenti.